Nel corso della mia esperienza lavorativa ho conosciuto centinaia, anzi migliaia di manager ma molti colpiti da un orrendo morbo che è definito come micromanagement.

Quando sentite da un manager dire: ” IO amo capire tutto, IO voglio andare in fondo a ogni singolo dettaglio e essere aggiornato costantemente sulle attività del mio team” state attenti il personaggio è affetto da micromanagement

Siete davanti ad manager che dice “IO pretendo un costante feedback anche su task a bassissimo valore aggiunto in quanto devo sapere e capire cosa succede nella MIA azienda” … attenzione al morbo che lo affligge.

Un’attitudine inversamente proporzionale a produttività sostenibile ed efficienza dei team di lavoro: questa attenzione maniacale per i dettagli, mentre illude i leader di avere il controllo della quotidianità, distrugge il team di lavoro, lo demotiva e lo conduce progressivamente al collasso.

Un fenomeno preoccupante che travolge il leader stesso, miope e ignaro di aver innescato un meccanismo disgregante e distruttivo, senza fine.

Una delle cure, per i manager affetti dal morbo, per mantenere una visione strategica di ampio respiro è riassumibile nei prossimi quattro punti.

1. Andare oltre sé stessi

Ego Smisurato, capacità di delega ridotta e assente fiducia nei colleghi e nel team: l’identikit di un classico micromanager potrebbe suonare più o meno così.

micromanager preferiscono partecipare a tutti i meeting in programma, essere sempre in copia nelle mail, occuparsi anche degli aspetti operativi del lavoro piuttosto che spendere il proprio tempo per la formazione e la crescita del proprio team, al grido di “ci metto meno a farlo che a spiegarlo”.

Con la conseguenza che, piuttosto che essere approvatori finali e facilitatori dei processi aziendali, si trasformano in colli di bottiglia, in grado di rallentare l’intero flusso operativo.

Per diventare un leader virtuoso e vincente, al contrario, è fondamentale andare oltre sé stessi: delegate, abbiate fiducia e aprite la vostra mente ad un quadro strategico di alto livello, guidando il team sulla strada del successo. Solo in questo modo la macchina operativa sarà fluida e scattante, pronta a cogliere al volo le opportunità di un mercato in continua evoluzione.

2. Dare priorità alle attività a valore aggiunto

Da una strategia macro ad una micro il passo può essere breve, così come il baratro può essere vicino. Focalizzarsi sulle piccole attività, infatti, non solo ha il potere di frenare il ritmo di lavoro di  un team virtuoso, ma può distogliere l’attenzione dai compiti a maggior valore aggiunto presenti nelle pipeline progettuali.

Manager, alzate lo sguardo e aguzzate l’ingegno: come primo step verso il virtuosismo, iniziate a stilare una lista delle priorità. Scorrendole, e gestendole, in ordine di importanza, vi accorgerete, una volta arrivati a metà della graduatoria, quali sono i progetti che meritano la vostra attenzione.

3. Enfatizzare il risultato finale

micromanager si lasciano tentare dal controllare, step by step, l’operatività del team di lavoro. Con il risultato di togliere tempo alle attività strategiche e di imporre, nella maggior parte delle occasioni, modalità di lavoro non in linea con quelle che il team preferisce seguire per ottenere i risultati richiesti.

Un leader efficace, che aspira ad un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo, deve saper tracciare in modo chiaro le linee guida, illuminando il traguardo finale ed i principali ostacoli presenti sul percorso. A quel punto la corsa sarà in mano ai componenti del team: solo lasciando esprimere il talento di ciascuno, si arriveranno a cogliere i frutti professionali migliori, sotto il profilo della qualità e dei tempi di esecuzione. Sulle orme di una visione strategica win-win che il gruppo di lavoro non potrà che riconoscere al proprio leader.

4. Mirare al successo senza ansia e stress

Molto spesso il micromanaging è la concretizzazione quotidiana della paura di fallire dei leader.

Ma l’ansia e lo stress, soprattutto sul luogo di lavoro, sono altamente contagiosi: un leader agitato e poco sicuro, minerà le sicurezze di tutto il team, rendendolo più debole. In questo contesto, il rischio di default è quasi una certezza.

Leader virtuosi, per affrontare al meglio le sfide professionali si deve cambiare prospettiva: accantonate la paura di perdere e date spazio alla volontà di eccellere. Questo è il segreto per ottenere davvero il successo. Facile a dirsi, e anche a farsi! Assicuratevi che il team conosca l’obiettivo a cui tendere, che sia sempreinformato sull’andamento del progetto, che abbia tutte le risorse necessarie per lavorare e che senta la vostra fiducia.

Come conclusione vorrei affermare che per evitare di essere colpiti dal morbo del micromanagement basta essere un manager e non fare il manager.

 

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