Interessante sentenza in materia di sicurezza e reati 231 in cui vengono ribaditi importanti concetti ormai consolidati e in cui si analizza il concetto di interesse o vantaggio. In questo caso risulta evidente la scarsa rilevanza del dato puramente economico per definire l'”importanza ” dell’interesse o vantaggio.

La suprema Corte ha rilevato che nel caso di specie le previsioni della società in tema di sicurezza erano “oltre modo lacunose”, soprattutto con riferimento alle misure adottate per il controllo della applicazione delle prescrizioni previste dai piani di sicurezza, tanto da considerare “normale” che il datore di lavoro, responsabile in materia (non avendo rilasciato alcuna delega), non fosse informato di una circostanza così rilevante come la mancanza per lungo tempo (e non come fatto estemporaneo) del piano di calpestio, di una delle torri dell’impianto di frantumazione e delle concrete procedure adottate per far fronte alla situazione. Tale mancanza, l’insensibilità verso la tematica della sicurezza dimostrate dai diversi responsabili individuati (lo Z.E., responsabile dell’impianto, il V.G., responsabile dello stabilimento ed informato dei fatti), le preoccupanti falle nei sistemi che avrebbero dovuto garantire la sicurezza del luogo del lavoro, rendevano evidente l’atteggiamento di noncuranza dei vertici societari verso la tematica. L’uso dei pannelli d’armo era soluzione assolutamente inadeguata e contraria alle stesse prescrizioni che l’azienda si era data per ovviare al macroscopico rischio di caduta dei lavoratori dall’alto, ed era stata adottata perché offriva una soluzione di immediata praticabilità, ed economica, ai problemi di utilizzo dell’impianto anche in caso di necessità di riparazione: essa, infatti, evitava di programmare il fermo dell’impianto, e si avvaleva di mezzi (i pannelli) che non dovevano essere procurati, in quanto già a disposizione dell’azienda (come la Corte indica essere stato riferito dallo stesso D’A.L. il quale aveva dichiarato che le aperture nel grigliato erano presenti da “qualche mese prima” dell’Infortunio, e che i pannelli erano “utilizzati da lui e dallo Z.E. come piano di calpestio per svolgere i lavori di manutenzione”).
In definitiva, secondo la Corte territoriale, che anche sul punto ha sostanzialmente ribadito il ritenuto del giudice di primo grado, le scelte nell’organizzazione del lavoro concretamente adottate dalla società erano finalizzate a privilegiare le esigenze della produzione e del profitto (a scapito della sicurezza dei lavoratori, obiettivo non adeguatamente tutelato). Nel caso in esame ciò aveva comportato la prosecuzione dell’attività nonostante la situazione di rischio derivante dagli ampi varchi nel piano di calpestio, e la messa in atto, a costo zero, di procedure adottate in netto contrasto con le disposizioni in tema di sicurezza. In tale condotta andava ravvisata la ricorrenza di un vantaggio economico indiretto, derivante dai risparmio conseguente alla posposizione delle esigenze della sicurezza del lavoro a quelle della produzione.
6.4. Nella sopra percorsa prospettiva motivazionale, la ritenuta affermazione di responsabilità dell’ente regge al vaglio di legittimità, demandato a questa Corte: l’omissione originaria si ricollega ad un risparmio di spesa che, satisfattivamente fonda l’ipotesi dell’interesse/vantaggio di cui all’articolo 5, secondo i principi sopra richiamati.